La filiera agroalimentare italiana è sotto scacco.
Mentre l’attenzione pubblica viene distratta da narrazioni rassicuranti, nelle pieghe dei regolamenti europei si sta consumando un esperimento senza precedenti. In alcuni allevamenti avicoli tra Veneto e Lombardia è partita, in sordina e con modalità opache, una vaccinazione sperimentale contro l’influenza aviaria H5 che utilizza tecnologie geniche.
A lanciare l'allarme è il dottor Leonardo Guerra, biologo molecolare ed esperto di biotecnologie, ospite ai microfoni di Idea News Magazine. La gravità della situazione è duplice: da un lato, l’utilizzo di una tecnologia genica – la stessa classe di prodotti che nell'uomo ha sollevato enormi dubbi di sicurezza – su animali destinati al consumo umano; dall'altro, l’assoluta mancanza di trasparenza.
Cavia è il consumatore?
Il punto cardine della denuncia di Guerra riguarda l'assenza del principio di precauzione. Esistono metodiche tradizionali, sicure, economiche e collaudate per gestire i focolai di aviaria. Perché, dunque, forzare la mano verso una tecnologia sperimentale, priva di studi di sicurezza a lungo termine e gravata da segnali di allerta gravi in ambito umano?
La beffa è destinata al consumatore finale: i prodotti derivati da questi allevamenti "pilota" finiranno sulle tavole degli italiani senza alcuna indicazione chiara in etichetta. Non c'è diritto di scelta, non c'è consapevolezza. Il cittadino diventa, di fatto, il terminale di una sperimentazione mascherata da prevenzione.
Il ricatto delle lobby
Dietro questa spinta, che arriva dritta dai corridoi di Bruxelles e segue logiche di mercato guidate da brevetti esteri, si nasconde una volontà politica che ignora la sovranità nazionale in materia di salute. Il dottor Guerra non usa mezzi termini: siamo davanti a un approccio che trasforma la prevenzione infettiva in un laboratorio a cielo aperto, dove la salute dell'essere umano viene subordinata a interessi economici delle multinazionali farmaceutiche.
In un momento storico in cui la fiducia nelle istituzioni sanitarie è già ai minimi termini, questa vicenda rappresenta una frattura ulteriore. La domanda, a questo punto, è semplice: chi sta tutelando davvero il Ministero della Salute?
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