Trasparenza nei cieli e nodi burocratici: il DDL Cieli Blu accelera, ma i Comuni frenano

La campagna per il DDL Cieli Blu sta dimostrando come il desiderio di partecipazione dei cittadini debba scontrarsi, ancora gna volta, con i gangli e le farraginosità della macchina b2rocratica italiana. La proposta di legge di iniziativa popolare, che mira a vietare la geoingegneria e la modificazione artificiale del tempo sullo spazio aereo nazionale applicando il principio di precauzione, ha registrato una partenza travolgente. In pochissime settimane le adesioni hanno superato quota 26.300, coprendo oltre il 52% del quorum richiesto.

Tuttavia, come emerso nell'intervista rilasciata dall’avvocato e promotrice Frida Chialastri all’ingegner Mario Di Gregorio per Ideanews, il percorso nei territori è tutt'altro che in discesa. Si registrano infatti forti disparità tra amministrazioni virtuose e grandi comuni che ritardano la protocollazione dei moduli o omettono la diffusione del necessario allegato sulla privacy, la cui firma e presa visione sono condizioni essenziali per la validità stessa della sottoscrizione. Una resistenza silenziosa che rischia di vanificare lo sforzo dei comitati locali e dei tantissimi volontari attivi in tutta Italia.

Per evitare che i tempi di gestione delle pubbliche amministrazioni disperdano il lavoro svolto e per garantire il corretto recupero di tutta la documentazione cartacea, i promotori hanno stabilito una scadenza strategica: la raccolta firme nei municipi e nei banchetti territoriali si chiuderà ufficialmente il 16 ottobre 2026. Questa finestra anticipata consentirà ai volontari di raccogliere, verificare e collazionare i moduli di ogni provincia in tempo utile per il deposito formale alla Camera dei Deputati, previsto a inizio novembre. La battaglia per la tutela ambientale e la salute prosegue nel frattempo anche sul web, dove è possibile firmare digitalmente in pochi istanti.

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🎙 Ascolta l'intervista audio completa su YouTube


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