Il vecchio continente sta vivendo una semplice fase di transizione o si trova di fronte a un irreversibile ridimensionamento strategico sullo scacchiere globale? È questa la domanda centrale da cui si snoda l'intensa analisi di Marco Pizzuti. Secondo l'autore, la perdita di centralità economica ed energetica dell'Europa non sarebbe un processo casuale, bensì il risultato di una precisa strategia d'oltreoceano volta a preservare l'egemonia statunitense impedendo la nascita di un forte blocco euro-asiatico.
L'asse Berlino-Mosca e gli interessi statunitensi
I retroscena della crisi ucraina
L'intervista affronta in modo dettagliato la complessa genesi del conflitto in Ucraina, andando oltre la narrativa mediatica dominante. Pizzuti ripercorre le tappe storiche fondamentali:
- Le promesse verbali sul non allargamento della Nato a est fatte a Gorbachev dopo la caduta del Muro di Berlino.
- I fatti di piazza Maidan nel 2014, descritti come un vero e proprio regime change pianificato ed eterodiretto.
- La composizione del primo governo ucraino post-rivoluzione, caratterizzato da figure chiave prive originariamente della cittadinanza locale e legate ad agenzie di consulenza statunitensi.
- Le conseguenze sulle popolazioni russofone del Donbass e la successiva reazione militare di Mosca.
Il costo economico per l'Europa
Il quadro tracciato si conclude con una dura riflessione sull'attuale situazione energetica e militare dell'Unione Europea. Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream ha di fatto interrotto l'approvvigionamento a basso costo, costringendo i paesi europei ad acquistare il gas liquefatto americano a prezzi quadruplicati e a investire quote crescenti del PIL nel riarmo bellico.
Un'analisi controcorrente che invita a riflettere sui reali motori della politica internazionale e sulle pesanti ricadute per il nostro continente.
🎧 Ascolta l'intervista integrale: Per approfondire tutti i dettagli e ascoltare le parole di Marco Pizzuti ai nostri microfoni:


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