Nell’intervista realizzata dall’Ingegner Mario Di Gregorio per IdeaNews, l’Avv. Fabrizio Abbate affronta alcuni dei nodi più delicati del II Congresso Nazionale ENIA: infrastruttura pubblica, sanità, dati, responsabilità, etica e controllo umano.
L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia confinata al futuro.
È già entrata nelle nostre professioni, nelle imprese, nella comunicazione, nella ricerca e progressivamente anche nei servizi sanitari. Ma proprio mentre aumentano le possibilità offerte dai nuovi sistemi, crescono anche le domande alle quali non è semplice dare una risposta.
Chi deve governare l’intelligenza artificiale? Quanto può essere delegato a una macchina? Chi è responsabile quando un sistema commette un errore? E soprattutto, come possiamo evitare che l’innovazione tecnologica finisca per ampliare le disuguaglianze invece di ridurle?
Sono questi alcuni degli interrogativi affrontati dall’Ingegner Mario Di Gregorio nell’intervista realizzata per IdeaNews all’Avv. Fabrizio Abbate, componente del Comitato di Presidenza della Fondazione ENIA e protagonista del II Congresso Nazionale ENIA 2026.
Il congresso si svolgerà il 15 e 16 ottobre al Grattacielo Pirelli di Milano e sarà dedicato al tema “Verso l’Infrastruttura Pubblica dell’Intelligenza Artificiale”. Nel programma ufficiale, Abbate è indicato anche come conduttore della sessione “AI, Life Sciences e infrastruttura sanitaria”, dedicata a dati, ontologie e semantica per l’ecosistema sanitario dell’AI.
L’intervista parte proprio dal significato dell’espressione “infrastruttura pubblica dell’intelligenza artificiale”.
Per Abbate, la questione non può essere ridotta alla regolamentazione dei sistemi esistenti. La sua tesi è che, considerata la portata della trasformazione, sia necessaria anche una presenza pubblica capace di conoscere e governare la tecnologia dall’interno, accanto all’attività dei soggetti privati.
È una posizione che apre una delle questioni centrali del dibattito sull’AI: può una tecnologia destinata a incidere su interi settori della società essere governata esclusivamente attraverso le regole del mercato e la regolamentazione?
Nella conversazione con Mario Di Gregorio, Abbate definisce inoltre l’intelligenza artificiale non semplicemente come una nuova rivoluzione industriale, ma come una trasformazione sociale, culturale e storica.
Una definizione forte, che porta inevitabilmente il discorso oltre la tecnologia.
SANITÀ E DATI: QUANDO L’AI ENTRA NELLA VITA DELLE PERSONE
Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda la sanità.
Il settore sanitario è infatti al centro di una delle sessioni del congresso ENIA e rappresenta un terreno nel quale l’intelligenza artificiale può offrire importanti opportunità, ma nel quale anche un errore o un utilizzo improprio delle informazioni può avere conseguenze particolarmente sensibili.
Abbate richiama in particolare il valore dei dati sanitari e le possibili conseguenze derivanti dalla loro conoscenza e dal loro utilizzo.
Il problema non riguarda soltanto la privacy in senso stretto. Nella sua analisi entrano anche possibili conseguenze sui rapporti di lavoro, sulle assicurazioni e, più in generale, sulle condizioni sociali della persona.
Ma c’è un altro interrogativo ancora più concreto.
Se un medico utilizza un sistema di intelligenza artificiale che propone una determinata strategia e quella indicazione entra in contrasto con la valutazione del professionista, quale deve essere il comportamento corretto?
E se l’AI commette un errore, quanto è realmente possibile per il medico riconoscerlo e correggerlo?
È proprio su questo punto che l’intervista assume una particolare rilevanza: il principio del controllo umano, pur fondamentale, rischia di rimanere soltanto teorico se l’essere umano non dispone degli strumenti e delle competenze necessarie per comprendere fino in fondo il funzionamento e i limiti del sistema che sta utilizzando.
IL PROBLEMA DELL’EQUITÀ
L’altro tema critico affrontato nell’intervista riguarda l’accesso ai benefici dell’innovazione.
L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire, secondo la prospettiva discussa da Abbate, a ridurre alcuni costi e a migliorare determinati processi sanitari. Ma se i nuovi strumenti dovessero essere disponibili soprattutto a chi dispone di maggiori risorse, la stessa innovazione potrebbe trasformarsi in un ulteriore fattore di disuguaglianza.
È una questione che non riguarda esclusivamente la sanità.
Ogni volta che una nuova tecnologia modifica l’accesso a un servizio essenziale, infatti, diventa necessario chiedersi chi possa realmente beneficiarne e a quali condizioni.
ETICA NON SIGNIFICA SOLTANTO REGOLE
Nella parte finale dell’intervista il confronto si sposta sull’etica.
Anche in questo caso Abbate propone una lettura che va oltre la semplice idea di regolamentazione. L’etica, nella sua impostazione, dovrebbe avere al centro l’uomo e tradursi in strumenti concreti capaci di accompagnare lo sviluppo tecnologico.
Tra le proposte citate nell’intervista ci sono le “giurie di comunità”, immaginate come forme di partecipazione dal basso nelle quali cittadini e competenze tecniche possano confrontarsi sui problemi e sui rischi legati all’intelligenza artificiale.
È una proposta che merita di essere discussa proprio perché porta il tema dell’AI fuori dagli ambienti esclusivamente specialistici.
La domanda, infatti, non riguarda più soltanto ingegneri, programmatori, giuristi o ricercatori.
Riguarda i cittadini.
Riguarda chi utilizzerà questi sistemi sul lavoro, nella sanità, nella formazione, nella pubblica amministrazione e nella vita quotidiana.
Riguarda, soprattutto, il rapporto tra la capacità delle macchine di elaborare informazioni e la responsabilità delle persone che quelle informazioni dovranno interpretare e utilizzare.
UN CONFRONTO DA ASCOLTARE
L’intervista realizzata da Mario Di Gregorio non pretende di esaurire questi temi. Lo stesso Abbate, nel corso del confronto, sottolinea più volte la complessità degli argomenti e la necessità di approfondirli.
Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti della conversazione: non una celebrazione dell’intelligenza artificiale, ma il tentativo di mettere sul tavolo alcune delle domande che accompagneranno la sua diffusione.
Il II Congresso Nazionale ENIA affronterà queste questioni attraverso diversi ambiti di confronto, dalla cybersecurity alla pubblica amministrazione, dall’università alle infrastrutture, dalla sanità alle competenze professionali.
L’intervista di Mario Di Gregorio rappresenta quindi un’anticipazione del dibattito che sarà sviluppato a Milano il 15 e 16 ottobre.
Perché comprendere l’intelligenza artificiale non significa soltanto sapere che cosa può fare.
Significa anche stabilire che cosa vogliamo permetterle di fare, chi deve controllarla e quali responsabilità devono rimanere, inevitabilmente, nelle mani delle persone.
ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA:
La redazione di IdeaNews ringrazia l’Avv. Fabrizio Abbate per il confronto e l’Ingegner Mario Di Gregorio per l’intervista e l’approfondimento sui temi del II Congresso Nazionale ENIA.

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