Guarda l'intervista integrale al Dott. Giuseppe Delicati su YouTube.
L'intervista prende il via con una ricostruzione dei primi mesi della crisi sanitaria, quando la medicina sul territorio si è trovata improvvisamente a dover fronteggiare l'emergenza. Il dottor Delicati chiarisce qual è stato il suo approccio clinico originario: «L'approccio è stato quello che ho sempre avuto con i miei pazienti: visitarli a casa, andare a domicilio». Secondo la visione del medico piemontese, i quadri clinici osservati a inizio pandemia presentavano caratteristiche sovrapponibili alle patologie polmonari già note: «Sapevo già che si trattava di polmoniti interstiziali, patologie che come medico esperto sapevo curare attraverso i macrolidi, gli antinfiammatori non steroidei, la corticoterapia ed eventualmente l'eparina per contrastare i fenomeni tromboembolici». Nel corso dell'intervento, Delicati esprime forti perplessità nei confronti dei protocolli ministeriali dell'epoca e critica l'interferenza delle decisioni politiche nella pratica medica quotidiana.
Durante il colloquio, il medico espone una serie di convinzioni personali ed eterodosse sulle origini dell'epidemia e sui fattori ambientali, citando presunti esperimenti di bioingegneria, il fenomeno delle scie chimiche ed esercitazioni militari svoltesi a suo dire negli anni precedenti. Ricostruzioni che lo hanno portato, nel periodo delle somministrazioni di massa, ad assumere una posizione di estrema cautela e a rilasciare numerosi certificati di esenzione alle vaccinazioni geniche per i propri assistiti e per utenti giunti da varie regioni.
Respingendo con fermezza la definizione di "medico No Vax", Delicati sottolinea il proprio percorso professionale storico: «L'appellativo era chiaramente politico. Non sono mai stato No Vax: ho sempre somministrato i vaccini antinfluenzali, l'antitetanica, i vaccini per lo Zoster e centinaia di profilassi durante il mio servizio in ospedale. Quelli erano veri vaccini proteici». Il passaggio più drammatico dell'intervista riguarda poi l'esito dell'inchiesta giudiziaria condotta dai Carabinieri, che portò a perquisizioni quotidiane e alla misura cautelare della custodia in carcere per le accuse di falso ideologico in atto pubblico: «Il momento più difficile è stato l'arresto. Ogni giorno venivano nel mio studio per perquisizioni e controlli. Ho fatto dei giorni in carcere, un'esperienza ingiusta poiché per dei certificati medici valutati in scienza e coscienza non si dovrebbe finire in galera».
Infine, sollecitato sul piano istituzionale riguardo ai lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid-19, presieduta dal senatore Marco Lisei, il medico piemontese si mostra scettico sull'effettiva portata di un ribaltamento o di una piena riabilitazione: «Temo che alla fine la vicenda si concluda all'italiana, con una classica soluzione in cui 'chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto'. Anche se la Commissione ha messo in evidenza alcune evidenti aporie e contraddizioni nelle gestioni passate, la strada per un reale e completo chiarimento appare ancora ricca di ostacoli».
Nota di redazione: Le opinioni, le tesi scientifiche e le ricostruzioni storiche o giudiziarie espresse dall'intervistato rappresentano esclusivamente le sue personali convinzioni e non riflettono in alcun modo la posizione formale né la linea editoriale della testata IdeaNews, la quale riporta le dichiarazioni a puro titolo di cronaca e testimonianza diretta.
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