Ci hanno sempre raccontato il futuro come un evento improvviso. Un’invasione, una rottura, una catastrofe. In realtà il futuro, quello vero, arriva piano, a rate, possibilmente con una promozione attiva e una clausola scritta in piccolo.
Il video circolato su Facebook, tratto dal “Messaggio dal futuro” di Fabio De Tata, non fa sconti e non cerca di piacere. Usa un linguaggio diretto, persino brutale, perchè il punto non è rassicurare, ma svegliare. Non parla di fantascienza, parla di quotidianità.
Il transumanesimo, ci viene detto, non arriverà con eserciti di androidi. Arriverà come arriva sempre tutto nel mondo moderno: con la comodità, con l’emergenza temporanea, con la promessa di sicurezza. E soprattutto con lo sconto.
La prima fase è quella che stiamo già vivendo. La “gabbia dolce”. Bracciali, smartwatch, app sanitarie, identità digitale, pagamenti biometrici. Tutto utile, tutto pratico, tutto apparentemente innocuo. All’inizio è facoltativo, poi consigliato, poi diventa lo standard. E quando non ce l’hai, il problema sei tu.
Qui vale una regola che dovremmo ricordare più spesso: ogni innovazione è davvero positiva solo se non elimina l’alternativa precedente. Quando la tecnologia non affianca, ma sostituisce, smette di essere progresso e diventa vincolo.
La seconda fase è più subdola perchè è più nobile. La medicina che cura davvero. Protesi intelligenti, impianti cocleari evoluti, microsensori sottopelle, terapie personalizzate. Tecnologie reali, straordinarie, che migliorano la vita. Nessuno lo nega. Ma insieme alla cura arriva il contratto. Aggiornamenti, compatibilità, autorizzazioni. Il corpo smette di essere solo tuo e diventa una piattaforma. E ogni piattaforma ha un proprietario.
La terza fase è l’interfaccia. Il ponte tra cervello e macchina. Venduto come soluzione a stress, depressione, insonnia, calo di attenzione. Studiare in un’ora cio’ che prima richiedeva un mese. Qui l’inganno non è violento, è elegante. Non è più solo tecnologia che usi. è tecnologia che ti usa. E questa è la frase chiave che va detta senza girarci intorno: non è più l’uomo a controllare lo strumento, ma lo strumento a ridefinire l’uomo.
La quarta fase non prevede manganelli. Prevede esclusione. Il mondo viene progettato per funzionare solo se sei integrato. Lavoro, assicurazioni, servizi, mobilità, relazioni. Se non sei compatibile diventi un costo, un rischio, un’anomalia. Nel mondo moderno l’anomalia non si arresta, si isola.
La quinta fase è culturale, ed è la più pericolosa. Cambia il concetto stesso di essere umano. Prima l’umano aumentato, poi quello ottimizzato, poi quello aggiornato. Chi resta naturale diventa un nostalgico, un arretrato. E mentre ti chiamano libero, ridono di te.
Alla fine il transumanesimo non è un mondo ipertecnologico e scintillante. è un’umanità a due velocità. Una parte potenziata, con accesso a upgrade e privilegi. Un’altra agganciata per necessità, per paura o per mancanza di alternative. Un mondo dove l’identità non è più solo tua, perchè la tua mente produce dati. E quei dati sono valuta. La privacy non viene violata: viene abolita per progetto.
Non serve un cattivo con il mantello. Bastano l’inerzia, la paura e la pigrizia civile. Nessuno verrà a salvarci. Nessuno.
E allora la domanda finale non è ideologica, è politica nel senso più alto del termine. Oggi, nel 2026, chi decide i limiti della tecnologia sul corpo e sulla mente? Il popolo, attraverso leggi e controllo democratico, o il mercato, attraverso abitudini, dipendenze e ricatti di comodità?

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