C’è un’idea di cucina che va oltre il piatto, oltre la ricetta, oltre perfino la tradizione. È quella che diventa strumento sociale, ponte tra culture e occasione concreta di riscatto. Su questa linea si muove l’associazione Miss Chef, protagonista in questi giorni di una significativa iniziativa di cooperazione internazionale che la porterà a Mogadiscio, in Somalia, dall’8 al 13 maggio.
A guidare la missione sarà la fondatrice e presidente Mariangela Petruzzelli, giornalista e autrice televisiva Rai, da anni impegnata in progetti che intrecciano gastronomia, formazione e inclusione sociale. L’iniziativa nasce su invito della Camera di Commercio Italia-Somalia e dell’Università Nazionale Somala, con l’obiettivo di avviare un percorso concreto di formazione culinaria e agroalimentare rivolto in particolare alle donne somale, molte delle quali vittime di violenza o marginalizzazione.
Non si tratta di una semplice trasferta simbolica. Dietro questa missione ci sono quasi tre anni di lavoro preparatorio, che puntano alla creazione di una vera e propria “Accademia della cucina italiana e della parità di genere”. Un progetto ambizioso che mira a professionalizzare nuove figure femminili nel settore della ristorazione e del turismo, offrendo loro opportunità lavorative sia in Somalia che in Italia. La didattica sarà affidata a chef italiane dell’associazione, tra cui Elena Schinaia, destinata a ricoprire un ruolo chiave nella futura accademia.
Prima della partenza, il progetto sarà raccontato al grande pubblico durante la trasmissione televisiva Vizi Capitale, condotta da Morena Rosini, artista nota anche per il gruppo Milk and Coffee. In studio, oltre alla Petruzzelli, saranno presenti Rahma Mohamed Hassan e la stessa Schinaia, per raccontare nel dettaglio le attività e gli sviluppi futuri. Non mancherà un momento pratico: la cucina diventerà linguaggio universale con la preparazione di piatti simbolo delle due culture, come il filetto di ricciola italiano e la tradizionale sambusa somala.
La missione a Mogadiscio prevede anche incontri istituzionali, accademici e imprenditoriali, con l’obiettivo di consolidare protocolli di cooperazione e creare una rete stabile tra Italia e Somalia. Tra i momenti più significativi, il confronto con l’associazione somala Assoit, impegnata nella diffusione della lingua italiana, e l’incontro con le future allieve dell’accademia.Il progetto si inserisce in una visione più ampia che vede Miss Chef attiva in diversi Paesi tra Africa, Stati Uniti e Centro America, con collaborazioni che coinvolgono realtà internazionali e organismi come l’ONU. Non è un caso che l’associazione sia entrata nella rete globale RAAT contro la tratta di esseri umani, rafforzando il proprio impegno nella formazione e nell’inserimento lavorativo delle donne vittime di sfruttamento.
Parallelamente, Miss Chef sarà presente anche a eventi istituzionali in Italia, come “Eccellenze d’Italia: Formazione, Competenze e Futuro”, promosso da Conf.Agr.Italy con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a conferma di un ruolo sempre più centrale nel dibattito sul valore del Made in Italy nel mondo.
Ed è proprio qui che emerge una riflessione più ampia. La valorizzazione del Made in Italy ha senso solo se resta legata alle sue radici: tradizione, territorio, competenze. Portarlo all’estero non deve significare snaturarlo, ma piuttosto trasmetterlo come patrimonio vivo. In questo caso, la cucina diventa strumento di dialogo, ma anche leva concreta per costruire autonomia economica e dignità sociale.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, iniziative come questa provano a rimettere al centro ciò che unisce: il lavoro, la cultura, il cibo. Non risolveranno i problemi del mondo, ma rappresentano un passo concreto. E oggi, più che mai, servono fatti, non slogan.


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